"...quando mi soffermo davanti ad una bella fotografia, quelle che solitamente chiamiamo opere d'arte, più che chiedermi come è stata realizzata mi chiedo come è nata nella mente del fotografo..."


Lungo er Tevere II









Dopo il fortunato periodo al Chiostro del Bramante
la serie Stolen Dance torna con un nuovo allestimento
dall'11 Maggio all'8 Giugno

Terra Satis
Piazza dei Ponziani 1 - Roma









Comunicato stampa
 
   Si inaugura il 19 marzo 2013 (apertura al pubblico il 20 marzo, fino al 21 aprile 2013) alla Caffetteria del Chiostro del Bramante (Arco della Pace 5, Roma) una esposizione di fotografia dove le fotografie semplici non sono. È Mario Ceppi l’autore di questi lavori: con la sua Polaroid ha prima di tutto “rubato” l’immagine alla Danza e poi l’ha manipolata nella materia liquida per renderla viva ai nostri occhi, fotodinamica direbbe Bragaglia, dove il movimento diviene impressione psichica di un gesto, evocandone in sintesi la traiettoria (E. Gigli).

   Il percorso espositivo si presenta accompagnato da due testi. Daniele Cipriani ci presenta l’artista: “Mi ha colpito subito l’attenzione ormai storica cha Mario ha nei confronti della Danza, nello studio sul movimento del corpo, fino a ritrarre l’intimità dell’anima dei ballerini […] Mario estrapola quei corpi dalla realtà e li rende protagonisti di un intimo spazio tempo […] per fissarle in quelle polaroid quasi impressioniste”. Elena Gigli ci da’ le parole chiavi per leggere le immagini, eccone alcuni esempi: Equilibrio. E’ “il grande dominio dello stato d’animo plastico con delle nuove forme astratte equivalenti”, per parafrasare un appunto del pittore futurista Giacomo Balla (1871-1958). […]  Prigioni. Bisogna togliere il marmo che c’e’ in più per far uscire l’opera d’arte… questo ha fatto Michelangelo nei suoi Prigioni e questo lo possiamo vedere anche in alcune immagini dove i corpi,  ancora avvinghiati come in una spirale marmorea, fuoriesco a vita nuova…  Violenza. E ancora, in questa parola c’e tutta la forza, l’energia, la violenza appunto di quel voler saltar fuori, uscire dal palcoscenico per entrare in ognuno di noi rendendoci cosi partecipi tutti noi di una nuova realtà: quella bloccata dalla polaroid per essere ora rubata dal cartoncino acquerellato.


Verano 2012




Anche questo anno, in occasione della commemorazione dei defunti ho preso in mano la fotocamera per "raccontare" la cura che i vivi hanno nei confronti dei loro cari, anche quest'anno si alternano foto di "ricordo" a foto dove l'asssenza del ricordo è visibile. Quest'anno mi sono soffermato maggiormente sul'assenza del ricordo sull'interruzione della comunicazione vivi-defunti come se, anche in me, quel filo di comunicazione sia più sottile, più fragile...



Lungo er Tevere






     I Lungotevere, e in particolare quelli nel tratto dell'Isola Tiberina, sono sempre stati un punto di contatto tra la città e il fiume, il posto dove rifugiarsi dalla calura estiva, dove fare piacevoli passeggiate primaverili e autunnali, ho scritto sono sempre stati ma avrei dovuto scrivere, per il periodo estivo, "erano" in quanto da molti anni, troppi, sono diventati sede di una specie "Estate Romana" che di estate romana, alla maniera di Nicolini per capirci, non ha più nulla, ci sono km di argini invasi da bancarelle con merci tutte uguali, ristoranti, birrerie, bar di dubbia qualità e di ancor più dubbia igiene...
     Le foto che presento, scattate in anni successivi, riprese nel periodo che va dalla fine dell'inverno all'inizio dell'estate vogliono dire, urlare, come molti di noi romani, e non solo noi, vorremmo vivere il nostro fiume, il nostro Tevere, quel vecchio canuto che i romani consideravano un Dio, vorremmo viverlo restandoci in contatto, vorremmo viverlo potendo passeggiare lungo i suoi argini anche in estate quando è in grado di offrire il meglio di sé, vorremmo sentirlo vicino anche e soprattutto con il sole dell'estate.




Verano Novembre 2011


"



  "Accudire i morti, occuparsi della loro residenza, farsi ritrarre e dialogare con essi, piangere e offrire loro doni sono operazioni rituali che fondano un regime di relazione e di scambio avvertito come indispensabile per la prosecuzione della vita e perché la morte abbia valore. Si offre ai defunti un lavoro materiale e un travaglio affettivo; si concorre con essi nei luoghi di comunicazione e memoria (il cimitero, l'altarino domestico, il cenotafio); si impetra da loro protezione e divinazione; si elabora e si realizza, con il loro contributo, il progetto di fondazione della norma culturale senza il quale la vita, naufragando nel mare dell'anomia, né significherebbe, né potrebbe affermarsi." F. Faeta "Imago Mortis" 1980 De Luca Editore

121889 last journey


121880 last journey




121889 un numero, il suo nome, una serie di cifre che lo identificano con un cartellino giallo con scritte nere, un cartellino fissato all'orecchio sinistro come un presago monile; non può essere confuso con altri è lui, solo lui ha quella serie di numeri. Lo seguirò nel suo ultimo viaggio, un viaggio in cui avverrà la trasformazione da animale ad “oggetto”. Diverrà oggetto perché con la sua macellazione inizia un processo che nella civiltà occidentale ipernutrita trasforma l’animale in una cosa, inizia l’oggetivazione di un essere vivente un processo che termina, si esaurisce, con la presentazione nel piatto. La bistecca o l'arrosto che arrivano sulla nostra tavola non sono più percepiti, da noi, come parte, pezzi, di un animale ucciso per sfamarci ma come una cosa, un oggetto sottoposto anch'esso alle leggi del consumismo, dello spreco e dell’ipernutrizione.




 





home

contact me

archivio

disclaimer